Te la sei cercata romanzo recensione
I Due Mondi di Eva

Te la sei cercata

Ultimo articolo della Sezione Misteriosa. A differenza degli altri, quest’ultimo libro è una lettura recente per me. Ve ne voglio parlare perché affronta dinamiche simili a quelle dei romanzi di cui vi ho parlato prima in questa Sezione.
Premessa: Te la sei cercata parla di stupro. Se siete sensibili a questo argomento, sentitevi liberi di saltare il seguente articolo.

Partiamo dalla protagonista, Emma. L’autrice sfida la narrazione comune e ci presenta la sua Emma come una ragazza bellissima, popolare, che ama portarsi a letto i ragazzi più desiderati dalle altre; è una pessima amica, un’opportunista, ed è parecchio viziata da una famiglia che l’ha cresciuta come una bambolina, senza interessarsi della sua vita privata. Ah, Emma snobba le attenzioni di un ragazzo bravo ma poco popolare.
Insomma, Louise O’Neill ci guarda negli occhi e ci dice: provaci a darle la colpa per quello che le succederà in questo libro. Vediamo se alla fine avrai ancora fegato per farlo.

«Non resterai mica vestita così, giusto?», mi dice.
Mi liscio l’abito nuovo. È nero, con la scollatura che arriva all’ombelico e molto, molto corto. «Che cos’ha che non va?»
«Non saprei, Em.» Bryan beve un sorso d’acqua dalla bottiglia. «È un po’ da zoccola, non trovi?»
Suonano alla porta, perciò mi limito ad alzare gli occhi al cielo.
«Sei fantastica», mi dice Maggie quando vado ad aprire. Mi bacia sulla guancia e Ali fa altrettanto. Mi chino per baciare Jamie e la sento irrigidirsi. Sotto il profumo avverto un accenno di vomito.
«Siete tutte splendide», dico.

Tutto succede a una festa. Lo stupro non è descritto, ma tutto il resto sì. Per due terzi del libro vediamo la vita di Emma da vittima: amiche e compagne che la evitano, che ridacchiano delle fotografie della violenza date in pasto ai social, la famiglia che crolla sotto il peso della situazione ed è incapace di reagire. E ancora i programmi televisivi, la denuncia, la terapia, i messaggi e i dispetti anonimi, la risonanza mediatica della vicenda che divora Emma e ne sputa sentenze, disprezzo, colpevolezza.

Io avevo la sensazione di recitare, di stare per scoppiare in lacrime da un momento all’altro, temevo che un sorriso o una risata potessero essere usati contro di me. La prima volta che i ragazzi erano stati convocati dalla polizia per essere interrogati, avevo scritto un tweet in cui dicevo che stavo guardando le repliche di SpongeBob con Bryan. Aspetta un attimo, aveva risposto Sarah Swallows. Dici che ti hanno “stuprata” e poi twitti queste scemenze? #NonCapisco #StupidaPuttana. (Era stato ritwittato quattordici volte.)

Nonostante abbia amato il primo libro dell’autrice, Solo per sempre tua, questo secondo romanzo non è affatto privo di difetti.
Partiamo dalla famiglia di Emma: è il classico nucleo familiare “di facciata”, composto da adulti che vogliono una famiglia felice ma sono incapaci di gestire il minimo imprevisto, figuriamoci uno stupro ai danni della figlia prediletta. Tuttavia, le dinamiche e il background ci sfuggono, sembra che si comportino così perché… perché sì. Perché bisogna mostrare la mancanza di supporto alle vittime, ma senza una buona ragione.
Il fratello di Emma è l’unica figura di spessore, viva, che prima si vergogna della sorella per quelle foto su Facebook e poi capisce, diventando l’unico a difenderla.

Il secondo grande problema è lo stile. La parte che precede lo stupro è un delirio, nonostante racconti la “tranquilla” quotidianità di una ragazza ingestibile come Emma: mi sono ritrovata catapultata in mezzo al suo gruppo di amiche e amici, tra love-interest, cotte, flirt, inimicizie nascoste sotto la facciata di un bel sorriso… ma io non conosco gli amici di Emma e non sono riuscita a seguire nessuna di queste dinamiche. Il mio cervello è stato buttato in una girandola di nomi e ne è uscito mezzo spappolato. Questo per me è stato un grosso difetto perché mi ha impedito di entrare in contatto con Emma e con il suo dolore.

Questo libro mi ha fatto male, certo, ma non più di quanto potrebbe farlo un articolo di giornale o un’intervista. Mi chiedo quanto sarebbe stato devastante e incisivo se avessi avuto più tempo per seguire Emma nella sua vita “normale” (pur così lontana dalle dinamiche a cui sono abituata). Non avrei mai potuto empatizzare con la vecchia lei, così opportunista e stronza (scusate), ma di certo sarebbe stato un bel pugno nello stomaco ritrovarmi a soffrire con lei, sentendomi impotente e incapace di accettare quanto successo.
Invece, in questo modo resta “solo” l’empatia che suscita una vicenda del genere, che però dubito riesca a far riflettere quei lettori che hanno il “te la sei cercata perché sei una troia” ancora troppo facile.

Marta

1 pensiero su “Te la sei cercata”

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