recensione al romanzo raccontami di un giorno perfetto
I Due Mondi di Eva

Raccontami di un giorno perfetto

Partiamo da una doverosa premessa: Raccontami di un giorno perfetto si è rivelato il libro più bello che abbia letto nel 2018, e ancora oggi è nella mia personale Top 5.
Bisogna dire la verità: all’inizio non mi convinceva per niente. Né la copertina, né il titolo, non parliamo poi della trama. Insomma, l’ho letto con aspettative davvero basse, quando Netflix non l’aveva ancora reso famoso… e invece mi ha stupita.
Si tratta di uno young adult e i protagonisti sono Theodore Finch, lo zimbello della scuola, e Violet Markey, cheerleader e studentessa modello; il loro primo incontro avviene su un cornicione, da cui entrambi intendono gettarsi.

La forza di questo romanzo sono proprio loro, i protagonisti. Partono dai più celebri cliché degli YA, rendendoli quindi riconoscibili anche a un pubblico molto giovane e poco avvezzo alla lettura, ma rivelano ben presto la loro tridimensionalità e i fardelli del loro passato.
Finch è ossessionato dalla morte, tappezza le pareti di camera sua di parole, cogliendole un attimo prima che svaniscano. Eppure è un personaggio vitale, pieno di energia, terrorizzato dall’idea di spegnersi all’improvviso, di andare alla deriva.
Violet è l’opposto: era una ragazza piena di progetti, idee, pensieri. Poi il peso di un lutto, il senso di colpa di essere sopravvissuta a un incidente che le ha portato via la persona più cara.

“Ascolta, sono io il fenomeno, lo schizzato. Sono io quello problematico. Sono io il violento. Sono una delusione. Non fate innervosire Finch. Ecco, ci risiamo, sta sbroccando di nuovo. Finch il lunatico, Finch l’incazzoso, Finch l’imprevedibile, Finch il pazzo. Ma si dà il caso che io non sia solo un elenco di sintomi. Non sono uno sfortunato risultato genetico o un composto chimico venuto male. Non sono un problema. Una diagnosi. Una malattia. Non sono qualcosa da salvare. Sono una persona.”

A differenza di molti romanzi di questo tipo (come Tredici), vediamo in azione anche le dinamiche familiari alle spalle di questi ragazzi; famiglie che devono affrontare anche i loro problemi, mai confessati, che i protagonisti capiscono senza che i genitori li abbiano mai ammessi nemmeno a loro stessi. I problemi degli adulti, taciuti e repressi, sono uno spettro che aleggia ogni volta che Finch e Violet mettono piede in casa.
Attenzione, però: in questo romanzo non si cade mai nella tentazione di accusare le famiglie di essere incapaci e assenti. Sarebbe un espediente troppo facile. I genitori ce la mettono tutta per essere presenti, per amare i loro figli quanto più possono. Non sono famiglie violente né tossiche. L’autrice non dà mai giudizi sui suoi personaggi: dà loro una storia, un passato, una relazione gli uni con gli altri. Spetta a noi scegliere se cadere in facili (pre)giudizi o se comprendere i loro drammi.

“Il fatto è che stavo male, sì, ma non per un’influenza. La gente è molto più comprensiva se riesce a vedere la tua sofferenza, e per la milionesima volta nella mia vita vorrei tanto che mi venisse il morbillo, o il vaiolo o qualsiasi altra malattia evidente, in modo da facilitare la mia vita, e anche quella degli altri.”

L’altro immenso punto di forza di Raccontami di un giorno perfetto è il modo in cui tratta le malattie mentali. Invisibili, difficili da diagnosticare e da rivelare ai nostri cari, troppo spesso diventano un malessere strisciante che si gonfia nell’ombra. Tutti questi non detti sono intimamente collegati al tema del suicidio che, come vi ho anticipato, è presente fin dalle primissime pagine.

Qualsiasi cosa è meglio della verità. Ho staccato la spina. Ho avuto un blackout. Un attimo prima viaggiavo alla grande e un attimo dopo il mio cervello si è messo a correre in tondo come un vecchio cane artritico prima di accucciarsi.

Come libro è stato molto dibattuto. “Non si dovrebbe parlare di certe cose in un romanzo per ragazzi” o “È l’apoteosi del trash” sento dire qua e là. Se il concetto di trash è molto personale, non sono d’accordo sul fatto che il suicidio e le malattie mentali debbano essere dei tabù, ma ormai l’avrete capito se avete letto le altre recensioni di questa Sezione Misteriosa. Tacere di certi argomenti ci rende come le famiglie di Finch e Violet: fragili in primis con noi stessi, disabituati a cogliere i segnali di malessere che lanciano le persone a noi vicine. Parlarne è doveroso e importante, e io credo che questo romanzo lo faccia con estrema sensibilità e dolcezza, attraverso la storia di due ragazzi che imparano a conoscersi e infine ad amarsi per ciò che sono, aiutandosi e cercandosi quando la solitudine è troppo pesante.

Marta

1 pensiero su “Raccontami di un giorno perfetto”

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