speak romanzo per ragazzi recensione
I Due Mondi di Eva

Speak

Speak mi fu regalato, parecchi anni fa, da un’amica di famiglia che era rimasta molto colpita dalla storia; all’epoca ero adolescente come Melinda, la protagonista, e il romanzo mi piacque molto. Potete immaginare quanto sia stata titubante a rileggerlo per questa rubrica, eppure sentivo di doverlo fare, di doverlo affrontare con un bagaglio di conoscenze ed esperienze molto diverso.
Ecco allora questo nuovo episodio della Sezione Misteriosa.

Rispetto ai due romanzi che vi ho raccontato negli articoli precedenti, Speak si concentra ancora di più sull’incapacità di comunicare con gli adulti; nonostante Melinda parli in continuazione con il lettore e commenti con pungente ironia ogni avvenimento, infatti, con gli adulti lei è muta. Melinda non apre bocca per giustificarsi, nemmeno quando ha ragione, nemmeno per raccontare la sua verità.

La protagonista è una studentessa del primo anno alla Merryweather e dall’estate appena trascorsa porta su di sé un marchio di infamia: aver chiamato la polizia durante una festa.
Noi lettori non sappiamo cosa sia successo quella notte e non riusciamo davvero a immaginarlo, anche perché a noi Melinda appare proprio come una ragazza normalissima; un po’ troppo cinica, forse, un po’ chiusa e stramba… almeno finché la sua ironia sostenuta si incrina, alla fine di ogni paragrafo, e iniziano a emergere sprazzi della sua realtà. Spiazzati, sentiamo sulla nostra pelle i brividi di tutte le parole non dette, gli sguardi evitati, le mani mai tese in aiuto.

Linda in spagnolo significa “carina”. La professoressa di spagnolo mi chiama per nome. Qualcuno si alza e se ne esce con un “No, Melinda no es linda“. Mi chiamano Me-no-linda per il resto del bimestre. Il terrorismo inizia così, da battute apparentemente innocue.

La realtà di Melinda è fatta di genitori che litigano, di insegnanti troppo accondiscendenti o, al contrario, troppo dittatoriali, di compagni che sanno e dunque escludono.
Come spesso accade, l’abbiamo visto anche negli scorsi articoli, la scuola diventa il fulcro del malessere più ancora della famiglia. Perché almeno a casa ci si può nascondere.
L’esigenza di apparire “inclusa”, di non farsi vedere con le persone sbagliate, sono le principali preoccupazioni dei compagni di Melinda e soprattutto delle sue ex amiche. Lei non è una di queste preoccupazioni e nemmeno il motivo per cui ha chiamato la polizia.
Melinda vuole farci credere che a lei basti un’amica “usa e getta”, per dirla con le sue parole, così da non farsi vedere da sola in mensa, ma la verità è che quella notte l’ha rovinata due volte, distruggendole la vita e le amicizie.
Eppure, Melinda non parla.

È più facile se non dico niente. Tieni la boccaccia chiusa, cuciti le labbra, ce la puoi fare. Tutta quella merda che hai sentito alla tv sul comunicare ed esprimere quello che senti è una bugia. Nessuno in realtà vuole ascoltare quello che hai da dire.

Si sforza di ignorare gli episodi di bullismo, seppellisce tutto con il cinismo e le piccole ribellioni. Non fa nulla che una ragazza di prima liceo non possa fare ed è proprio questo uno dei pregi del romanzo: pur esasperando alcune situazioni (per esempio, la libertà di Melinda di trasformare in rifugio uno sgabuzzino abbandonato senza che nessuno la scopra), l’autrice ci fa capire come dietro ogni piccolo gesto e ogni piccola disobbedienza vi sia un disagio, un bisogno incompreso.

Supero le prime due settimane di scuola senza esplosioni nucleari. Heather dell’Ohio si siede accanto a me a pranzo e mi telefona il pomeriggio per parlare dei compiti d’inglese. Riesce a parlare per ore. Io devo solo incastrare la cornetta sotto l’orecchio e dire qualche “sì sì” di tanto in tanto mentre navigo in rete. Rachel e tutte le altre persone che conosco da nove anni continuano a ignorarmi. Spesso nei corridoi vengo spinta. Accidentalmente capita che mi vengano strappati via i libri dalle braccia e vengano gettati per terra. Ma non mi soffermo sulla cosa. Se lo facessi, sarei costretta ad andarmene.

Melinda vuole dimenticare, sparire, non essere più un bersaglio, ma non può parlare perché gli adulti non comprendono, pensano solo a litigare e a fare discorsi inutili che nessuno ascolta.

Mentre su Syracuse e sulla Merryweather scende l’inverno, anche Melinda sembra ritirarsi sempre di più in se stessa, in vestiti troppo stretti e ricordi troppo dolorosi. Finché il suo incubo si materializza nella sua stessa scuola, la riconosce, la perseguita.

Dovremo aspettare l’arrivo della primavera perché Melinda decida di provare a tornare a vivere e sarà un processo tutt’altro che indolore.

Marta

1 pensiero su “Speak”

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