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Gennaio

Nel 2018 ho lasciato cadere diversi semi, nel terreno letterario e nel terreno della vita. Molti non sono mai sbocciati, uno ha generato una piantina che poi non è sopravvissuta all’avvicinarsi dell’inverno. Un altro ha dato un frutto inaspettato proprio in questo gennaio, nonostante l’avessi dato per morto.
Di solito, gennaio è il mese dei buoni propositi che non manterremo. Stiliamo liste, compriamo cose nuove, buttiamo un po’ di oggetti inutili… ma alla fine sentiamo già le radici della sfiducia stringersi attorno al cuore, iniziamo a pensare che le cose nuove faranno la stessa fine di quelle vecchie, presto o tardi, e altrettanto farà la nostra vita.

Gennaio è anche il periodo in cui, stordita dalle ferie, mi sono sempre ritrovata a fare i conti con il peso di un anno nuovo ma sempre uguale, con le medesime routine e la stessa ansia di ricominciare.
Era iniziato con il botto, questo mese, in compagnia di persone che credono in me, che mi attribuiscono un valore come individuo. Lentamente, poi, è diventato una landa monotona senza punti di riferimento, in cui non so come muovermi e non c’è nessuno a cui chiedere aiuto. A novembre ho abbattuto molti alberi malati, molte situazioni dannose per la mia vita, e così ho perso ogni punto di riferimento. È stato allora che ho avuto la sorpresa di vedere uno dei miei semini trasformarsi finalmente in una piantina, un nuovo obiettivo a cui dedicare le mie energie e un nuovo inizio per ricominciare a orientarmi.
Solo a febbraio saprò se potrò fare affidamento su questa novità e se la porterò con me fino al prossimo gennaio.

L’immobilità è stata la mia compagna più fedele da capodanno a questa parte. Ci sono aspetti della nostra vita che possiamo controllare e altri su cui non possiamo agire, e non è facile fare le dovute distinzioni. Possiamo lanciare segnali all’Universo, affinché ci spalanchi le sue porte; possiamo richiuderci in noi stessi, come gli animali in letargo, e cercare di capire fin dove si spinga realmente il nostro potere decisionale e pratico… eppure la landa resta sempre lì, con la sua monotonia. Lei è indifferente, ma la mente ha bisogno di iniziare a tracciare percorsi, di capire dove il sole sorge e tramonta, di come si dispongano le stelle quando tutto è buio e silenzio.
Una mente coraggiosa che, allo stesso tempo, ha paura di tracciare segni in libertà.
Una mente che rischia di perdere fiducia nella capacità di raccontare il proprio mondo attraverso le parole, l’unico strumento che conosce per costruirsi una strada. Ecco, ecco cosa fa più male di questo mese di immobilità: non ricordare più l’importanza delle parole.

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2 pensieri riguardo “Gennaio”

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