Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Aspetto una proposta editoriale… autopubblico?

Benvenuti a un nuovo articolo fuori programma! Sarà l’autunno, che porta con sé la riapertura delle selezioni di manoscritti e l’esigenza di definire il piano editoriale per l’anno venturo, oppure sarà il mio cervello che, periodicamente, mi fa notare solo certi dettagli, ma negli ultimi tempi mi sono imbattuta in diversi post in cui si valutava la possibilità di autopubblicare in attesa di una risposta dalle case editrici.

Molti non ci vedono nulla di male, anzi: pensano che crearsi già un pubblico e iniziare a guadagnare sia un favore che fanno all’editore. Altri invece pensano solo al proprio tornaconto e non si preoccupano neppure di chiedere se stanno facendo la cosa giusta, si limitano a sbandierare con fierezza la propria astuzia.

Ora, autopubblicare un romanzo richiede una scelta ponderata e una predisposizione all’imprenditoria non da poco, l’ho ribadito in lungo e in largo in diversi post di questa rubrica. Detto questo, può capitare di cambiare idea e voler passare al self-publishing anche se si è in attesa presso un editore, in tal caso basterà avvisare il diretto interessato e chiedere di essere rimossi dall’elenco degli autori in valutazione. L’editore non vi odierà, anzi, apprezzerà l’avviso.
I protagonisti di questo articolo sono invece quelle figure che non hanno la minima idea delle dinamiche editoriali e, dopo aver autopubblicato il testo grezzo, si infuriano come delle iene quando una casa editrice rifiuta il loro romanzo perché, appunto, l’hanno appena autopubblicato.

Insomma, perché è profondamente sbagliato far uscire per conto proprio un testo che si è mandato alle case editrici?
Partiamo dalla risposta semplice: la stragrande maggioranza degli editori accetta esclusivamente testi inediti e lo specifica nella sezione manoscritti. “Inedito” vuol dire non pubblicato né su Amazon, né su piattaforme quali i blog o Wattpad; un testo edito in qualsiasi forma non ha dunque bisogno di un ISBN o un ASIN per essere definito tale. In pratica, autopubblicando non si rispetta uno dei requisiti base della casa editrice.

Adesso imbarchiamoci nella risposta complessa, quella noiosa perché parla di rispetto del lavoro altrui.
Se chiedete a questi aspiranti autori perché vogliano autopubblicare durante i sei o sette mesi di bonaccia che si prospettano, riceverete una rosa di risposte che suona più o meno così: per fare un po’ di soldi; per non perdere tempo; per farmi già un seguito; per avere le recensioni e i contatti con i blog; perché tanto io ho sempre voluto autopubblicare, f*ck the system.
Adesso, fermatevi un attimo a riflettere. Con queste risposte, loro stanno dicendo che le case editrici sono una perdita di soldi, tempo, follower, recensioni e sono pure una grandissima palla al piede.

Mi verrebbe da chiedere perché allora abbiano mandato in giro il loro manoscritto, ma credo non si facciano scrupoli nel far perdere realmente del tempo e del denaro all’addetto alle valutazioni, perché il tempo più prezioso è il loro. Questa si chiama mancanza di rispetto.
Se un editore non è un’occasione di crescita, di confronto, di un riconoscimento personale, se non si è disposti a lavorare con persone esterne, forse una casa editrice non è mai stata la loro strada. In realtà, anche se non sono nessuno per farlo, mi chiedo se certe persone non debbano lavorare prima sul proprio ego e solo in seguito sulla pubblicazione.

Ovviamente, rendersi conto troppo tardi che l’autopubblicazione è la vostra vocazione è un altro discorso: qui si suppone una scelta ponderata a lungo e non dettata dal cheppalle n’c’ho voja. Chiara la differenza, no?
Le piccole case editrici sono delle imprese che investono (a volte a fondo perduto) sui manoscritti che decidono di pubblicare: menzionando solo quelle serie e lasciando aperte le discussioni su tutto ciò che si potrebbe migliorare di queste realtà, io non posso proprio sopportare le persone che si prendono gioco dell’impegno, del tempo e del lavoro richiesti dal confezionamento di un libro e della pazienza di chi ripone fiducia e decide di mettersi in gioco al fianco di queste realtà.
La cultura ha già abbastanza difficoltà di suo, non c’è davvero bisogno di fare a gara a chi arriva per primo o a chi frega più persone.

Marta

P.S. Avete perso gli articoli precedenti? Li trovate tutti qui!

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Un pensiero riguardo “Aspetto una proposta editoriale… autopubblico?”

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