Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

La quarta di copertina

La sezione riguardante la promozione del vostro romanzo, pubblicato con casa editrice oppure tramite self-publishing, è divisa in due parti: la prima, cui appartiene questo articolo, vuole aiutarvi a trarre il meglio dalle caratteristiche del vostro prodotto (quarta di copertina, appunto, ma anche la grafica e il prezzo hanno la loro enorme importanza); la seconda invece si occuperà dell’interazione con il pubblico, in particolare quello virtuale.

Ricordate quando, durante la prima stesura, vi ho consigliato di schematizzare il più possibile, dal background fino all’organizzazione in capitoli? Vi ho promesso che tutto quel lavoro vi sarebbe tornato utile per la sinossi e per la quarta di copertina, ma in che modo? La prima l’abbiamo già affrontata e vi suggerisco di tenerla sottomano mentre preparate l’ultima.
La quarta di copertina, a differenza della sinossi, non è un riassunto e vi consente qualche sfoggio stilistico in più. Deve occupare in media duecento caratteri e deve evidenziare tutta una serie di aspetti, a seconda dell’importanza che hanno all’interno della trama, in modo che il lettore possa inquadrare con un colpo d’occhio la vostra storia:

  • l’ambientazione
    Bastano poche parole, un paio di righe al massimo: ai giorni nostri oppure in un futuro molto vicino forniscono la dimensione temporale, mentre nel nostro mondonel bosco XYZ invece aiutano a capire quale scenario dobbiamo immaginarci, se desolato o rigoglioso, urbano o selvaggio, e così via. Per quanto vi siate rotti la testa nella costruzione di un mondo elaborato e non banale, non dovete ridurre tutto all’osso: dovete proprio stringere fino al midollo. Se la vostra vicenda si svolge nella landa desolata con il backgroud più elaborato del mondo, fermatevi a “landa desolata”; tutto il resto verrà da sé, fra le pagine del libro.
  • i protagonisti
    Come sono i nostri eroi? O forse sono degli antieroi? O magari delle persone normali? Dovete specificare subito questi dettagli, corredandoli di una loro dimensione temporale (età), sociale (cosa fanno nella vita?), economica (magari i nostri sono diventati mendicanti per fame o per vendetta?) eccetera. Anche in questo caso, bastano una o due parole per dare tutte queste informazioni.
    Questi primi due punti servono per descrivere al lettore la situazione di quiete iniziale.
  • l’evento scatenante della trama
    Adesso che abbiamo presentato un po’ l’antefatto, dobbiamo entrare nel vivo della storia. Stiamo parlando del punto più delicato in assoluto, in cui più che mai vi saranno utili gli schemi che avete già preparato. Naturalmente l’equilibrio iniziale si è rovesciato per una serie di concause, ma qual è quella determinante? Oppure qual è quella che farà presa sul lettore, nel caso in cui la precedente sia impossibile da riassumere in una frase? Vi potrà tornare utile anche il vostro target di riferimento con i suoi stilemi; per esempio, se il vostro protagonista ha appena perduto lo zio con cui viveva, avete diverse possibilità a seconda del vostro pubblico: se scrivete per ragazzi, punterete sul senso di abbandono che spingerà il protagonista a cacciarsi nei guai, se scrivete horror magari vi interesserà soffermarvi sulle ultime grida del defunto e sulla follia che instillano nella mente del protagonista.
  • l’antagonista
    Ne abbiamo uno o non ne abbiamo? In che rapporti è (o non è) con il protagonista? Anche a lui dobbiamo dare una sua dimensione e possiamo anche sfruttarlo per introdurre gli eventi del punto precedente.
  • gli aiutanti
    Da che parte stanno, ossia chi aiutano? Come sopra, hanno la loro dimensione e sono utili per sconvolgere l’equilibrio iniziale e/o a introdurre il nostro eroe e l’antieroe. Le sottotrame relative agli aiutanti non sono così rilevanti da essere inserite nella quarta di copertina: duecento caratteri sono davvero pochi.

L’ordine di questo elenco è abbastanza casuale e può essere stravolto in base alle vostre esigenze; è possibile che non vi serva evidenziare tutte le caratteristiche che vi ho suggerito, così come potreste avere bisogno di dettagli ulteriori. Ho cercato di darvi un’idea dei macro argomenti da trattare per delineare un quadro completo, tutto il resto spetta senza dubbio a voi.

Riguardo ai virtuosismi stilistici, il mio consiglio è di usarne uno solo ma efficace, di quelli che lasciano a bocca aperta; adoperarne due, per di più modesti, risulta spesso stucchevole.
La domanda finale, quella che crea suspense, è ormai così abusata da essere di difficile impatto, così come le metafore ardite. Giocate con parole semplici, ricercate la sorpresa al posto dell’effetto speciale hollywoodiano; il compito dei virtuosismi è quello di fugare ogni dubbio del lettore già catturato dalla presentazione, ma non deve distrarlo.

Se vi siete orientati verso il self, la quarta di copertina sarà compito vostro, a meno che non decidiate di affidarvi a un’agenzia di servizi editoriali; il panorama all’interno delle case editrici invece è più vasto, perciò potreste essere chiamati a occuparvene voi, con la supervisione dell’editore, oppure sarà affidata a una terza figura che conosce bene il vostro testo (il correttore di bozze oppure l’editor).

Mentre avevo paragonato la sinossi a un biglietto da visita, la quarta di copertina sarà il ghirigoro che decora il biglietto: se avete in mano un quadratino di carta bianco con due scritte in croce, lo butterete perché sarà anonimo; se il ghirigoro è troppo complicato non perderete tempo a decifrare le parole sul biglietto e lo dimenticherete in qualche cassetto; un buon equilibrio di colori e linee, invece, vi invoglierà a conservare il bigliettino e, quando ne avrete bisogno, vi tornerà subito alla mente.

Nel corso di questo articolo vi ho rimandato ad altri argomento trattati in precedenza; se volete consultare il riepilogo completo, lo potete trovare al fondo di questa pagina.

La mia esperienza

Scrivere la quarta di copertina è stato più difficile che scrivere il romanzo intero. Sebbene avessi ben presenti le dinamiche de I Superstiti di Ridian, non sapevo davvero cosa scegliere per delineare la componente distopica, presentare Ridian, introdurre Handel… non ero nemmeno sicura di dover menzionare Daar. A peggiorare il tutto, aggiungete il fatto che il romanzo è a elevatissimo rischio spoiler; per dire, se aprite una pagina a caso dal terzo capitolo in poi siete fregati.

Dopo essermi rotta la testa per sei giorni e aver cestinato infinite versioni, avevo inviato all’editrice una quarta di copertina di quasi 500 caratteri, dichiarandomi disperata perché non riuscivo a fare meglio di così. È stata l’editrice stessa a presentarmi il testo che sarebbe diventato quello definitivo dopo qualche piccolo ritocco:

XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.

Marta

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