Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Leggere meno… per pubblicare di più?

Viviamo in un Paese strano, dove ogni giorno escono circa 350 nuovi titoli e metà della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno. Però ne scrive, magari più di uno.
Vi potranno dire che creare è una parte inscindibile e ancestrale nella natura dell’uomo; in effetti, se uno non è occupato a non lasciarci le penne mentre porta un po’ di cibo a casa, può anche essere vero. Insomma, la stragrande maggioranza di noi non ha bisogno di lottare contro le tigri dai denti a sciabola per difendere la propria caverna, in più sappiamo leggere, scrivere e far di conto. Allora cos’è che si è inceppato?

Nella mia personale visione del mondo, democratizzare qualcosa, nello specifico la cultura, significa esporla a un rischio di svalorizzazione nel caso non si prendano le adeguate contromisure: una cosa di tutti è in realtà una cosa di nessuno.
La cultura, a conti fatti, è davvero di tutti; possiamo accedere liberamente e con pochi spicci a palazzi e biblioteche reali, a collezioni di quadri che nessun contadino avrebbe mai potuto vedere, a libri antichi e moderni di ogni genere, spettacoli e così via. Eppure lo facciamo sempre meno.
D’altra parte, però, ci improvvisiamo librai creando gruppi su Facebook dedicati ai libri degli amici oppure dando consigli non richiesti sulle nostre discutibili letture; ci vantiamo di essere attori provetti quando in realtà abbiamo solo studiato una frase ambigua per scroccare uno sconto dal macellaio; scriviamo libri che noi stessi non leggeremmo nemmeno sotto tortura.

Insomma, abbiamo un’infarinatura passiva dei principali ambiti artistici, eppure per molti di noi essi non rappresentano più una forma d’arte. Questo è diventato tristemente vero soprattutto per la scrittura.
Scrivere è a costo zero: paghiamo già l’elettricità, possediamo già un pc per guardare video di gattini, non dobbiamo nemmeno sganciare soldi per un programma base di scrittura. Dobbiamo solo sederci alla scrivania e battere sui tasti.
Fra tutte le forme d’arte, questa è l’unica che non richieda direttamente un investimento (i corsi e i manuali di scrittura, i libri e le altre cose così sono un extra la cui esistenza è una leggenda sussurrata a bassa voce controvento): per dipingere vi servono almeno pochi euro di tele e colori presi dai cinesi, per disegnare almeno una matita e un foglio (tavoletta grafica, cos’è?), per fare teatro bisogna addirittura cercare un palco (almeno quello vi serve, anche solo per un monologo. Oltre al pubblico, ovviamente). Insomma, in un’epoca in cui esigiamo che tutto sia al ribasso, scrivere gratis e pubblicare gratis su Amazon con una copertina gratis rubata su Google è la soluzione ideale alle nostre ancestrali velleità artistiche.

Il problema di fondo è anche un altro: la scuola. Mentre passiamo la nostra gioventù fra i banchi, nessuno ci insegna ad amare la grammatica e la sintassi; non ci spiegano come costruire un testo complesso, dobbiamo solo sfornare temi su argomenti che non ci interessano; gli insegnanti rinunciano a farci sbattere la testa su storie articolate da riassumere e analizzare. Anche qui andiamo al ribasso, alla sufficienza, perché guardiamo il voto e non a quello che abbiamo imparato.
In questo modo, non ameremo mai la lettura, di romanzi, saggi o giornali che siano e, quando avremo il naturale desiderio di esprimerci in campo artistico, lo faremo sempre ragionando al ribasso e senza la capacità di elaborare un prodotto complesso, pensato, perché non siamo mai stati abituati a farlo.

Tornando nello specifico alla scrittura, non saremo in grado di vedere la struttura narrativa nemmeno del romanzetto rosa più lineare, non ci chiederemo come si fa a mettere in fila due parole di senso compiuto, perché nessuno ci ha abituati a fruire dell’arte non solo attraverso i sensi ma anche con la testa, per imparare. Riusciremo a buttare giù solo idee semplici, banali, magari carine eh, ma che non si muovono dal campo del dilettantismo. E per noi quelle idee saranno arte. Saranno il nostro best seller, il canto della nostra anima intrappolata in una realtà grigia, perché il bisogno di evadere appartiene a tutti ed è sacrosanto.

Allenandoci a studiare e a fruire della cultura potremo spezzare quella catena di mediocrità che lega l’esperimento fallito al capolavoro e li fa sprofondare entrambi. Il diritto a creare è finalmente di tutti e non deve essere toccato; dobbiamo però imparare a gestirlo per non tornare di nuovo al punto di partenza.

I dati grezzi a inizio articolo sono presi da Il Post. Il concetto di democratizzazione della cultura si ricollega invece all’articolo precedente e fu anch’esso oggetto di una breve discussione della mia tesina di maturità.

Marta

P.S. Avete perso gli articoli precedenti? Li trovate tutti riepilogati al fondo di questa pagina!

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2 pensieri riguardo “Leggere meno… per pubblicare di più?”

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