Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Come (non) presentarsi a un editore

Inviare una mail a un editore comporta una certa dose di ansia e magari qualche piccola figuraccia di default, ma nulla che non si possa sistemare con una bella risata in fiera. In questo articolo però voglio ricordarvi alcuni aspetti da evitare per non rimediare figuracce colossali.

  • inviate solo ciò che vi si richiede. Una delle domande più frequenti degli aspiranti autori suona più o meno così: ma io ho preparato un riassunto da favola, una sinossi da sballo, degli estratti da morirci sopra e ho pure il booktrailer, li posso inviare lo stesso anche se mi chiedono solo il primo capitolo?
    No. Per l’amor del cielo, no. A un editore fa piacere se avete già preparato vagonate di materiale promozionale, ma questo lavoro diventerà interessante solo al momento del lancio e della promozione. Se disattendete alle (semplici) richieste di una casa editrice, l’addetto ai manoscritti potrebbe dubitare della vostra capacità di comprensione di un testo e, dunque, delle vostre abilità di scrittore. Per dirla in breve, finirete dritti nel cestino;
  • non inviare la copertina e altro materiale grafico. La copertina deve assecondare i gusti della casa editrice, del grafico, dell’editor e ovviamente il vostro. Dovrà anche essere in linea con la collana di cui potreste far parte. Se avete già una cover pronta, presentatela a contratto firmato e siate pronti a adattarla oppure cestinarla, qualora non fosse adatta;
  • non scrivete un poema nel corpo della mail. Soprattutto non lasciatelo vuoto. No non scherzo, c’è chi lo fa davvero. Se la casa editrice non specifica cosa desidera leggere nel corpo della mail, concedetevi solo poche righe per fare colpo.
    Innanzitutto salutate e presentatevi per nome. Nella riga successiva, scrivete cosa fate nella vostra vita e magari il titolo di studio, così che l’addetto manoscritti possa “vedere” la persona che c’è oltre la richiesta di pubblicazione. Passate poi a descrivere il romanzo in due righe al massimo, precisando il genere di riferimento, l’ambientazione, l’eventuale messaggio o l’appartenenza a una saga. Infine segnalate la presenza e il numero di allegati che state spedendo, salutate e incrociate tutte le dita che avete;
  • non richiedete la conferma di lettura. Molti editori potrebbero percepirlo come un aggressivo “lo so che hai aperto la mail, attendo tue notizie fra 2 mesi, 29 giorni, 23 ore e 42 minuti”. Insomma, anche a loro potrebbe venire l’ansia. Mettetevi il cuore in pace e abbiate fiducia nel loro operato;
  • non stalkerate l’editore. Ricollegandoci al punto sopra, se avete il dubbio che la mail non sia stata ricevuta, potete sfruttare la pagina Facebook per chiedere notizie. Non martellate il povero editore a cadenza settimanale, concedetegli un margine di qualche mese. Non è una buona idea nemmeno commentare ogni post con frasi del tipo che belli i vostri libri, chissà se un giorno sarò fra questi;
  • non inviate all’indirizzo mail sbagliato. Alcune case editrici hanno referenze diverse per le varie collane, oppure un indirizzo per i manoscritti e un altro per le richieste di informazioni: leggete molto bene la pagina dei contatti. Se vi sembra poco chiara, fatelo presente con educazione, ma se l’errore è vostro non caricate di miseria l’editore che poteva arrivarci anche da solo;
  • non fate i raccomandati. Scrivere che l’autore Tizio vi ha consigliato di farvi avanti perché il vostro libro è una bomba non vi assicura né una valutazione rapida né un contratto sicuro. Ricordate che l’editore ci mette un nanosecondo per chiedere chiarimenti a Tizio, perciò accertatevi di conoscerlo per davvero;
  • non fate un elenco dei libri che vi hanno cambiato la vita. Vale tanto per i vostri preferiti quanto per i titoli della casa editrice che state corteggiando. In entrambi i casi verrete valutati per ciò che avete scritto e non per la mole di cultura che avete ingurgitato. In particolare, nel secondo caso si chiama slecchinaggio e non è gradito;
  • non insultate la concorrenza. Glorificare un editore sputando in testa a tutti gli altri è molto meschino e farà sorgere subito una domanda: cosa avrà detto di me agli altri?
  • non dichiaratevi contro le EAP. Ecco, sarebbe preoccupante se non lo foste. E no, non state lusingando l’editore, perché per lui essere free è la prassi;
  • non vantate premi e partecipazioni a concorsi insignificanti. È come se l’addetto ai manoscritti vi raccontasse di aver salvato un gattino dall’annegamento e aver ricevuto una medaglia dal gattile: bravo, pacca sulla spalla e occhi lucidi, ma non ha rilevanza nella valutazione del lavoro;

Molti di questi punti potranno sembrarvi paradossali, ma qualsiasi casa editrice vi assicurerà di aver visto cose ben peggiori di quelle elencate qui. Come dicevo all’inizio, non lasciate che l’ansia stacchi l’interruttore al cervello: prendetevi qualche giorno in più per elaborare una buona presentazione e, se proprio non riuscite a gestire l’ansia, chiedete aiuto a qualcuno, ma non giocatevi il vostro potenziale futuro da autore per colpa di una leggerezza.
Spero vi sia stato utile anche questo articolo! Il riepilogo aggiornato è sempre consultabile e lo trovate qui in fondo.

La mia esperienza

Come sempre, dietro questo articolo c’è stata una lunga ricerca e un paio di confronti con amici e colleghi. Se ho ceduto un pochino allo slecchinaggio inviando ai grandi editori (dubitando fortemente di essere letta, mi sentivo un po’ più baldanzosa), di fronte ai medio-piccoli ho immaginato di essere seduta di fronte a loro. Dal vivo, sono una persona servile? No. Sono una persona timida? Un sacco, ma qui c’è qualcosa di molto importante per me in ballo. E così via. Ho iniziato presentandomi, una stretta virtuale di mano, poi sono passata alla descrizione del prodotto; bisogna avere ben chiaro il catalogo dell’editore per sfoderare le parole chiave al momento giusto, ecco perché negli altri post ho insistito su questo aspetto.

Sono tornata a inviare mail appena due mesi fa e l’averlo già fatto nel 2016 non mi ha aiutata troppo. Anzi, questa volta credo di aver esordito con parole un po’ troppo pompose per introdurre il romanzo, presa dalla frenesia di inviare “per non pensarci più su” e chiudere con quel romanzo. Non fatelo anche voi. Non ho scritto cose irripetibili, beninteso, ma ci tengo davvero a fare bella figura. Ho anche provato l’ebbrezza di rompere le scatole dopo due mesi per chiedere se la mia mail fosse effettivamente arrivata, dato che la mia Gmail ha l’abitudine di mangiarsi gli allegati e spedire direttamente nello spam dei destinatari. A ogni romanzo si impara qualcosa di nuovo, anche dalle azioni più scontate.

Marta

2 pensieri riguardo “Come (non) presentarsi a un editore”

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