Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Cosa (non) fare in caso di rifiuto

Nel post precedente siamo stati ottimisti e abbiamo subito analizzato la possibilità di un contratto editoriale. Tuttavia, nella nostra carriera di scrittori riceveremo più rifiuti che contratti, dunque dobbiamo essere equipaggiati con tanto buonsenso e autocontrollo.
Ci sono delle norme di buona creanza da osservare, in primis se rispettiamo l’editore per il suo lavoro e non lo vediamo come una semplice macchina stampa-contratti, in secundis se vogliamo mantenere un buon rapporto per eventuali collaborazioni future.

Nel caso di proposta di contratto è nostro dovere rispondere sempre, anche solo per declinare l’offerta, perché l’editore basa la sua programmazione annuale sulle risposte che riceve. Al contrario, se il nostro lavoro viene rifiutato non bisogna mai rispondere. Un “grazie del vostro tempo” passerà in sordina e non vi garantirà le simpatie dell’editore, mentre una lunga e scurrile spiegazione su quanto sia sciocco a non volervi pubblicare vi farà finire nella sua lista nera.

Un’altra cosa da evitare assolutamente è ritentare l’invio, magari cambiando il titolo, l’indirizzo mail e qualche dettaglio del romanzo. L’addetto alla lettura dei manoscritti non è scemo e ha tutto il diritto di infuriarsi se lo trattate come tale.

Anche stalkerare l’editore non è il massimo della vita. Tanto per cominciare non è colpa sua se voi avete scritto qualcosa che, per mille motivi, non gli è piaciuto. Assumere atteggiamenti da denuncia poi non è sicuramente il metodo consigliato per tentare di fargli cambiare idea.

Parlare male dell’editore con i vostri amici e piazzargli recensioni a una stella. Se avete scritto un libro vuol dire che siete usciti dall’asilo da un pezzo. Con questo comportamento non arrecherete nessun danno all’editore sia perché i vostri amici nemmeno lo conoscevano, prima che lo sentissero nominare da voi, sia perché i clienti degli store online sanno riconoscere una recensione fasulla. Insomma, la figura degli scemi la fate ancora una volta voi.

Insomma, come possiamo reagire a un rifiuto? Beh, ognuno ha i suoi metodi e i suoi tempi per metabolizzare, ma in linea di massima basta dormirci su. Forse la vostra storia non vale, forse non avete trovato quella casa editrice che sta cercando proprio un testo come il vostro, o forse chissà. La verità però è scritta in quella mail che brucerà ancora per un po’ e dovete accettarla di buon grado.

Vi siete persi le puntate precedenti? Trovate il riepilogo aggiornato al fondo di questa pagina!

La mia esperienza

Ricevere un rifiuto è già una gran cosa, rispetto al desolante silenzio che molti lasciano cadere. Personalmente ne ho ricevuto uno, a fronte di sette o otto mail inviate al nulla cosmico. Magari vi stupirà, eppure mantengo i contatti con alcuni autori di quella casa editrice e ogni tanto compro qualche loro ebook: prima ancora che un’autrice rifiutata sono una lettrice e, se ai tempi scelsi di tentare la pubblicazione con loro, evidentemente apprezzavo la loro linea editoriale.

Essere lecchini non è la soluzione. Nonostante li abbia incontrati a qualche fiera, non ho mai sentito l’esigenza di presentarmi (dubito si ricordino di me e de I Superstiti di Ridian) e di comprargli un libro subito dopo. Questo è un atteggiamento che fa inalberare chiunque metta passione nel proprio mestiere e creda nella meritocrazia: il nostro miglior biglietto da visita è il manoscritto che presentiamo, non i like che lasciamo o i libri che compriamo.

Marta

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3 pensieri riguardo “Cosa (non) fare in caso di rifiuto”

  1. L’importante è non farsi abbattere da un rifiuto. Continuare a scrivere e, se qualche editore è stato gentile, fare tesoro delle critiche ricevute. Non dobbiamo cambiare cose che crediamo giuste ma, almeno nel mio caso, quando riceviamo critiche, spesso, sono fondate!

    Piace a 1 persona

    1. Più che altro, i pochi editori che rispondono con un rifiuto spesso non danno motivazioni, solo una risposta lapidaria. Per questo molti autori si sentono offesi e in diritto di offendere, senza rispettare le decisioni altrui anche se non le si condivide. Crescere come autore e come persona implica anche questo, a prescindere dalla gentilezza che abbiamo ottenuto dall’altra parte.

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