Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Scegliere un editore: un’opportunità da far fruttare

Facendo riferimento al post precedente, da questo momento in poi darò per scontato che un editore sia solo e soltanto free, cioè non richieda alcun tipo di contributo all’autore.
Premesso questo, a tutti sarà capitato di chiedersi perché affidare un romanzo proprio a un editore, nonostante esistano alternative più allettanti. Innanzitutto, è possibile che siano allettanti solo all’apparenza; prendiamo come esempio il self, che offre un margine di guadagno (circa) dieci volte maggiore a quello di un editore medio: a parità di vendite intascherete certamente di più, ma siete sicuri di riuscire a vendere da soli lo stesso numero di copie che un editore potrebbe piazzarvi?

Ovviamente questo non è un post contro il self-publishing, a cui peraltro dedicherò la terza parte di questa rubrica.
Vediamo allora una serie di motivi per cui, secondo l’esperienza mia e di altri colleghi, dovreste affidare il vostro primo romanzo (e magari i successivi) a un editore:

  • un editore ha una base di lettori. Il principale obiettivo di un autore è crearsi una rete di appassionati, per avere un seguito consolidato a cui vendere subito i successivi lavori. Una casa editrice ha già un pubblico affezionato, dunque vi darà subito più stabilità e un flusso iniziale di vendite. Ciò non vi esime dall’impegnarvi in prima persona;
  • non vi costringerà a sborsare un centesimo. La scrittura è accessibile a tutti e lo stesso deve valere per la pubblicazione, indipendentemente dalle vostre possibilità economiche. Pubblicare comunque non è un dovere, ricordatelo;
  • porterà il vostro libro in tutta Italia, sia online attraverso gli store, sia fisicamente. Un buon editore, infatti, partecipa a fiere sul territorio, piazza copie in contovendita nelle librerie di fiducia e organizza presentazioni. Il tutto non sarà mai a carico vostro, anche se richiederà la vostra partecipazione ogni volta che sarà possibile;
  • vi offrirà supporto assieme agli altri autori. Chi è alle prime armi non dovrebbe mai sottovalutare la possibilità di avere a fianco una figura professionale capace di consigliarlo e aiutarlo. Capire “dove sbattere la testa” non è mai facile e un editore l’ha imparato a proprie spese; avrà tutto l’interesse a istruirvi su come muovervi nel magico e insidioso mondo dell’editoria. Inoltre, i colleghi “storici” potranno fornirvi esperienze di prima mano;
  • vi garantirà qualità, perché un editore serio sa quanto il pubblico sia diffidente ed esigente nei confronti delle piccole realtà. Sarà nel suo interesse impegnarsi al massimo per conquistare una fetta sempre più grande di lettori, e ci riuscirà solo sottoponendo i propri titoli a una selezione durissima e un trattamento ancora più severo;
  • sa gestire tutti gli aspetti della pubblicazione. Non è così scontato come sembra e non deve passare in secondo piano. Nessuno “nasce imparato” e perciò è normale commettere degli errori, all’inizio… una casa editrice sopperisce a tutte le vostre mancanze con l’esperienza sul campo e lo studio, perché sa che non ci si possono concedere errori di sorta;
  • si occupa degli aspetti burocratici. Rientra nel punto precedente, però merita una menzione a parte.

Che ne dite, vi sembrano motivi validi? Ve ne viene in mente qualcun altro?
Un’osservazione che potete muovermi è: sì ma io conosco un sacco di editori che non fanno queste cose. Tranquilli, lo so bene. Aprire una casa editrice non è poi così difficile, risolte un paio di beghe burocratiche… la vera sfida è essere editori seri e validi. Ecco perché, quando vi avvicinate alle loro scrivanie con un manoscritto in mano, dovreste premiare l’impegno dei migliori non solo scegliendoli come possibili autori ma anche come lettori. Comprate i loro titoli e dimostrate che ognuno di noi ha il potere di ripulire il marcio che ha divorato l’editoria italiana.

Marta

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6 pensieri riguardo “Scegliere un editore: un’opportunità da far fruttare”

    1. Grazie 😊
      Penso che non tutti i mali vengano per nuocere, il self dev’essere una bellissima esperienza che mi rammarico di non aver provato. Alla fine ciò che conta è la qualità della storia e le lezioni apprese dal continuo confronto con il pubblico 🙂

      Mi piace

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