Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

EAP: sconfiggere la bestia nera dell’editoria

Siamo pronti per parlare finalmente di pubblicazione. Abbiamo scritto e sistemato il nostro manoscritto, lo abbiamo fornito di tutto il materiale necessario per presentarlo al mondo esterno e adesso non ci resta che compiere il grande passo. E qui ci si addentra subito in un bel vespaio. Non è oro tutto quel che luccica, infatti, e perdere il controllo del nostro lavoro è davvero un attimo.
Immaginiamo dunque di imbarcarci nella ricerca di un editore (vi rimando al prossimo articolo per maggiori dettagli): presto o tardi ci imbatteremo nell’acronimo EAP e dovremo fronteggiarlo. Con questo articolo voglio chiarire cosa si celi dietro questa sigla e perché sia il frutto degenere dell’editoria italiana.

Che diavolo è un EAP?
È un Editore A Pagamento, ossia un’associazione che promette la pubblicazione di libri e altri prodotti editoriali, chiedendo un compenso sotto varie forme (che esamineremo qui sotto).

Come lo riconosco? Glielo leggo in controluce sulla fronte?
Purtroppo non è così semplice, bisogna esaminare con attenzione il contratto che ci viene proposto per stanare un EAP. Esiste un metodo infallibile per individuarli e consiste nel capire se ci vengono richiesti soldi. Tipicamente questi figuri chiedono un contributo per:

  • editing. I più “navigati” rimandano gli autori ad agenzie letterarie affiliate alla casa editrice, obbligandoli per contratto ad accollarsi la spesa. Tali agenzie non fanno mai prezzi di favore e chiederanno migliaia di euro;
  • correzione di bozze, che non implica necessariamente un editing preliminare. Anche qui è frequente il reindirizzamento verso agenzie o collaboratori alle dirette dipendenze dell’editore;
  • stampa delle copie cartacee, mascherata dalla necessità di pagare immediatamente il tipografo;
  • acquisto obbligatorio di copie cartacee, dalle decine fino alle centinaia di copie. Per contratto sarete obbligati a portarvi a casa scatoloni interi pieni di libri che dovrete arrangiarvi per piazzare;
  • conversione in ebook, accade raramente (più frequente è la gratuità della pubblicazione in digitale a fronte di una richiesta di soldi per quella cartacea) ma sappiate che è contemplata;
  • copertina, dove anche questa volta sarete obbligati, per contratto, a farla realizzare da persone affiliate o a scelte da voi, purché siate appunto voi a cacciare il denaro;
  • partecipazione a fiere. Volete uno spazio allo stand dell’editore, in cui poter esporre le copie che siete stati costretti ad acquistare in precedenza? Soldi, grazie.
  • acquisto obbligatorio di libri dal catalogo per accedere alla valutazione del manoscritto. Un conto è consigliarne fortemente l’acquisto, per scoraggiare gli invii seriali, un conto è chiedervi una tassa per sperare di essere valutati.

Va bene, ma perché lo devo evitare? Un idraulico mica lavora gratis.
Voi paghereste mai un idraulico che vi rammenda i tubi con lo scotch? O che vi chiede mille euro per stringere un valvola? Soprattutto, avete mai visto un imprenditore che non investe mai i proprio soldi, perché li ruba agli altri?
Gli EAP non offriranno mai un prodotto di qualità, perché una volta spremuto l’autore non avranno nessun interesse a muoversi in prima persona per raggiungere i lettori. Vi affibbieranno copertine raffazzonate, vi spilleranno soldi per una revisione inesistente (nei rari casi in cui ci sarà, tenetevi pronti a modifiche invasive che sarete vincolati a non poter rifiutare) e, se vi andrà bene, vi porteranno in fiere che vi scuciranno centinaia di euro per mezza giornata. Davvero è questo che volete per voi?

Un editore ha delle spese da sostenere, quindi non vedo cosa ci sia di strano.
Secondo voi come campano gli editori free? Perché sì, esistono case editrici che offrono un servizio di primissima scelta e non vi faranno sborsare un centesimo, a meno che non siate voi a voler gestire da soli certi aspetti. La tipografia, l’editor e il grafico sono alcune delle figure che l’editore deve pagare con i propri soldi, accumulati ben prima del vostro ingresso tramite le loro vendite o fondi personali. Voi non siete tenuti a fare l’elemosina a nessuno, tantomeno a mantenere dei truffatori.

Io voglio fare un sacco di fiere e ho un sacco di amici e parenti, comprare 250 copie cartacee mi va benissimo.
Non è che gli editori free ve lo impediscano, anzi. Tutti vi offriranno la possibilità di acquistare il vostro romanzo a prezzo scontato. Il problema è molto semplice: un editore serio acquisterà comunque un tot di copie dal tipografo e sarà interessato in prima persona a piazzarle sul mercato; uno a pagamento invece effettuerà l’ordine a vostre spese e non si dovrà preoccupare della fastidiosa incombenza di darsi anche da fare per rivenderle al pubblico.

Tu dici che quella casa editrice è pagamento ma io l’ho vista in libreria.
Sfatiamo un mito: la percentuale di EAP che arriva nelle librerie di catena è esigua rispetto al totale. Non si può comunque negare che qualcuna vi arrivi, quindi dov’è il problema? Rileggete attentamente tutto ciò che ho scritto sopra: è vero che arriverete tra gli scaffali, ma che razza di prodotto verrà associato al vostro nome? Un libro senza nessuna correzione o con stravolgimenti senza senso, copertine oscene e compagnia bella saranno il biglietto da visita che vi marchierà a vita. Davvero volete rovinarvi solo per stare due settimane accanto a Ken Follett?

Perché se pubblico a pagamento poi nessun altro editore mi accetterà? Mi puzza di complotto rettiliano, kondividi se 6 indinniato!!!!!
Nessuno complotto da parte della casta delle case editrici vere, non vi preoccupate. Pubblicare con un EAP vi precluderà ogni altra via di pubblicazione per il semplice fatto che, se avete accettato un contratto a pagamento, significa che non credete nell’ultima fetta sana dell’editoria italiana. E non c’è spazio per persone che non s’informano e accettano di tutto pur di pubblicare.

Marta

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23 pensieri riguardo “EAP: sconfiggere la bestia nera dell’editoria”

    1. Tanto vale non pubblicare, perché se accetti non solo di svendere la tua opera ma anche te stesso, da un’esperienza come il self non imparerai mai nulla. Sono gli stessi che credono di essere gli unici a scrivere e non si capacitano di come sia possibile non apprezzare le loro illuminanti opere.

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      1. No, questo proprio no, mi spiace ma le cose non stanno così. Ho pubblicato più di un libro da self e non ritengo di essermi svenduto, anzi: ho mantenuto e mantengo totale libertà sul testo e porto a casa una discreta percentuale in royalties. Se i miei lavori vengono apprezzati, tanto meglio, altrimenti pazienza, non ci muoio dietro. Quindi, non generalizzare, ci sono tanti scrittori di buon livello che usano il self publishing perché le grandi case preferiscono non rischiare e scelgono Fabio Volo o i ricettari della Parodi, mentre quelle piccole o sono EAP o fanno il mezzo servizio (tra editing, stampa, promozione e distribuzione fanno solo una o due voci). A questo punto, se devo farmi tutto io (come suggerivano, ad esempio, i fenomeni di bookabook), faccio tutto da solo per davvero, ma senza intermediari parassiti. Self Publishing, e come va, va: Comunque, sempre meglio che non pubblicare del tutto.

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      2. Questo commento dimostra una comprensione del testo pressoché nulla. Non ho detto nulla contro il self, ho anzi specificato che ne parlerò prossimamente. Ciò nonostante, pubblicare è una scelta ma sicuramente non un diritto. La pregherei di rispondere meno di pancia la prossima volta e di rileggere con più attenzione. Buona giornata.

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  1. Esistono anche EAP che si nascondono dietro a concorsi letterari più o meno fasulli, per poi mandare ai partecipanti lettere del calibro “mi dispiace, non hai vinto, ma se vuoi pubblicare con noi puoi sborsarci N mila euro”. Simpaticissimi!

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    1. È vero, appena ho un attimino libero devo inserirli! Quelli ormai sono diffusissimi, perché i racconti sembrano accessibili a tutti e sono in molti a mandarne in giro nella speranza di essere notati… magari non dagli avvoltoi però 😁

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      1. A me capitò anni fa, non ricordo più il nome della casa editrice. Anzi, fu una cosa molto raffinata (era un concorso per romanzi): ricevetti una mail che diceva “il suo libro non ha vinto, ma ci è sembrato interessante, possiamo pubblicarlo con un piccolo contributo da parte sua”. Chiesi che mi mandassero il contratto, per curiosità. Il “piccolo contributo” ammontava a 10000 euro. Piccolissimo!

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      2. Ammazza O.O
        Già chiederti 20€ per il disturbo sarebbe stato discutibile, ma lì sta al singolo decidere se vuole investire quella cifra oppure se preferisce fare le cose per bene. Ma insomma, tutti quei soldi credo che nessuno li abbia sull’unghia! Sono veramente sfacciati (per essere gentili)!

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      3. L’unico con cui ho pubblicato io (un libro tecnico), non solo mi ha fatto la revisione del testo in un paio di giorni senza spendere un centesimo, ma ha pubblicato il libro pagandomi in anticipo i diritti… un mito…

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  2. Mi sono imbattuta in una EAP quasi senza accorgermene. Ci sanno fare, ti seguono (anzi ti perseguitano) ti adulano e vogliono fare in fretta. Ti portano piano piano a un passo dalla pubblicazione e poi ti chiedono quella cifra di cui ti hanno accennato e tu avevi detto no. Poi ti dicono che l’editor ha lavorato sodo ha cambiato il romanzo e per un esordiente qualunque casa editrice non si accolla questa spesa. Vuoi non pagare il lavoro? Sanno quali sono i tuoi punti deboli e li utilizzano. Contro di te. Insomma, sei la loro macchina per i soldi facili. Piuttosto meglio il self

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    1. Che vergogna, non solo approfittano ma fanno anche i viscidi…
      In effetti è particolare notare come, nonostante le possibilità offerte dal self, le eap prolifichino indisturbate… in fondo il self (quello fatto proprio male) consiste nel semplice caricamento di un file grezzo, come quello che si invia alle eap, e costa anche di meno. Forse è l’idea romantica legata alle case editrici, ormai del tutto slegata da ogni forma di professionalità.

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      1. Ho un’esperienza troppo piccola, si limita a qualche casa editrice, per tirare le somme, ma… Se questa è l’editoria… Campa cavallo. Mi stupisce che ci si caschi sempre. Io per esempio non sapevo a chi chi chiedere un aiuto….

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      2. Per fortuna l’editoria è migliore di questo. A me piacerebbe vedere corsi extra di approfondimento nelle scuole e più informazione online, ma temo resterà a lungo un’utopia.

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  3. Ciao Marta, articolo molto interessante, mi trovi totalmente d’accordo. Pur non avendo ancora nessuna esperienza di pubblicazione, è da un bel po’ che mi documento riguardo alle Case Editrici in generale, incluse le EAP, e più vado “oltre”, più rimango sbalordita dal lavaggio del cervello che sono in grado di fare a molti aspiranti scrittori.
    La cosa che più mi dispiace è che la gran parte di questi ultimi si ritrovi a fare questo ragionamento: le “grandi” non mi noteranno mai, quindi non ci provo nemmeno; le piccole-medie mi offriranno un servizio molto limitato, scartiamo anche loro a prescindere; il self-publishing (se parliamo di quello fatto bene, ovviamente!) è un lavoraccio di cui non voglio farmi carico; dunque, chi rimane? Ma certo! Gli editori a pagamento che pagherò profumatamente e dei quali, in seguito mi lamenterò perché, oltre a macchiare il mio nome, non distribuiranno/promuoveranno la mia opera.
    Allora, a questo punto, viene da chiedersi: ma il vero sogno qual è? Scrivere o pubblicare a tutti i costi?

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    1. Ciao, grazie per i complimenti 😊
      Hai dannatamente ragione, il ragionamento medio purtroppo è quello, anche se non si naviga nell’oro, e la cosa “divertente” è che si preferisce pagare una EAP piuttosto che diversi professionisti prima di accedere al self.
      Sicuramente il sogno più recondito di queste persone è potersi stampare i biglietti da visita con stampigliato sopra “scrittore”, perché no anche sulla carta di identità.

      Sono preziose le persone che si informano in lungo e in largo prima di decidere a chi affidare il proprio lavoro… in sostanza appartieni a una specie in via di estinzione!

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  4. Ottimo articolo! Hai ragione a definire le EAP una vera e propria piaga. Di quello si tratta, per il modo in cui corrompono le loro vittime e l’intero mercato librario. Per fortuna, sempre più autori, editori e associazioni di entrambe le categorie stigmatizzano tale pratica.
    Sensibilizzare gli scrittori che intendo pubblicare le loro opere è il primo mezzo per attaccare il morbo. Sono in tanti, purtroppo, a non informarsi a dovere, anche se le cose sono migliorate parecchio negli ultimi anni. Poi, invece di rifugiarsi nel self, bisognerebbe puntare maggiormente su quelle realtà che operano come si deve. Creare un’alternativa. Quella sarebbe una reale vittoria, piuttosto che il boicottaggio di pochi.

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    1. Ciao, grazie mille 😊
      La rubrica vorrebbe proprio dare le informazioni di base per chiunque desideri intraprendere un percorso editoriale corretto per sé e per i propri lettori, purtroppo però chi dovrebbe essere il diretto interessato non ha alcun desiderio di informarsi. Troppo spesso si discute di ovvietà (per esempio il danno delle eap) e si finisce in mezzo a ultrà che non vogliono capire. Già riuscire a far capire che il self è un’alternativa molto più dignitosa sarebbe un successo… diciamo che ci proviamo, e speriamo di riuscire a smuovere qualcosa tutti insieme 🙂

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  5. Pingback: Marta Duò

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