Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

La lettera di presentazione

Siete un editore. Aprite la posta, preparandovi a un lungo lavoro di selezione manoscritti. Chi c’è dietro quel centinaio di mail? Che competenze hanno quelle persone e per quale motivo si sono rivolte proprio a voi?
Queste sono le principali domande a cui deve rispondere una lettera di presentazione. Potete inserirla nel corpo della mail o come allegato (in questo caso non dovete lasciare bianco il corpo della mail), dipende da voi e dalle richieste della casa editrice.
Iniziamo con lo stile migliore da adottare e passiamo quindi al compito di ciascun paragrafo.

La lettera di presentazione è, appunto, una lettera e come tale deve avere un’intestazione. Sconsiglio un’eccessiva formalità e l’uso di amenità quali Esimio EditoreGentile EditoreGentile *nome del titolare* andranno benissimo, essendo formali ma non melense. Il registro sarà alto, anche se avete l’editore come amico su Facebook da anni, perché vi state rivolgendo a un professionista e ai suoi servizi. Usare forme quali Le invio, proporLe è a vostra discrezione: personalmente le riserverei agli editori medio-grandi, però una piccola casa editrice non si offenderà di sicuro.

Detto ciò, mettiamo le mani in pasta. Una lettera di presentazione deve essere innanzitutto breve, indicativamente di 1000 caratteri spazi inclusi. Ricordate che siete un solo autore tra centinaia di mail.
Lo spazio a nostra disposizione va suddiviso in tre paragrafi:

  • il primo paragrafo è dedicato al romanzo che state proponendo. Dovete raccontarlo in poche righe, indicandone anche il genere. Potete puntare sull’ambientazione, su un personaggio particolare, su una situazione importante per la trama: lo scopo è catturare l’attenzione con un solo dettaglio. Ricordate che tutte le altre informazioni saranno dedotte dalla sinossi, dove avrete tutto il tempo per conquistare l’editore.
    Potete concludere questa prima parte con una riga in cui spiegate perché vi state rivolgendo a questa casa editrice in particolare, magari menzionando qualche titolo o una collana. L’editore apprezzerà moltissimo ricevere i lavori dei propri lettori, in mezzo agli invii di completi sconosciuti.
  • il secondo paragrafo è riservato a voi. Inserite una biografia lampo con i vostri dati anagrafici (luogo e anno di nascita), titolo o percorso di studi, eventuali opere già pubblicate (attenzione: non inserite lavori self-published, a meno che non abbiano migliaia di vendite. Molti editori non lo apprezzano) e collaborazioni con blog, esclusivamente letterari e con un buon numero di follower. Se non avete pubblicazioni alle spalle scrivetelo chiaramente. Se avete vinto dei concorsi molto importanti a livello nazionale menzionateli, però se si tratta di concorsi minori, a livello regionale o peggio ancora provinciale, lasciate perdere; potrebbero tornarvi utili solo se state proponendo un’opera legata al vostro territorio a una casa editrice locale.
    In sostanza questo è un piccolo curriculum per mostrare quanto siete “invischiati” nel mondo editoriale, e non dovete preoccuparvi se è scarno: gli editori sanno bene che da qualche parte bisogna pur cominciare e vi valuteranno a partire dal vostro lavoro. In questo momento vogliono solo saperne di più di voi.
    Una piccola aggiunta che potete fare, per dimostrare che prendete seriamente l’impegno della scrittura, è menzionare altri lavori che avete in cantiere e su cui avete già iniziato a lavorare ampiamente. Alcuni sconsigliano questo tipo di accenno, ma io lo trovo utile per capire se quel determinato autore potrà tornare a rivolgersi all’editore oppure no.
  • il terzo paragrafo contiene i saluti, i ringraziamenti e le informazioni di contatto. Sempre perché si tratta di una lettera, la parte finale deve riprendere il tono di cortesia dell’apertura. Volendo, potete inserire qui le motivazioni che vi hanno portato a propendere per quell’editore; ricordate di evitare complimenti di sorta. Dimostrerete apprezzamento proponendo un lavoro buono e acquistando i loro titoli.
    Oltre alla classica mail e al numero di telefono, allegate anche il vostro indirizzo, magari sotto la firma.

Alcuni editori hanno richieste specifiche su ciò che vogliono leggere nella lettera di presentazione e non dovete disattenderle. Piuttosto, rinominate le varie lettere con i nomi delle case editrici cui sono destinate.
In linea di massima questo è lo scheletro per una buona presentazione, che contiene tutte le informazioni necessarie per una stretta di mano soddisfacente.
Mi raccomando, anche qui la brevità è tutto.
In chiusura, un piccolo appunto: la lettera di presentazione non deve precludere la lettura della sinossi. Entrambe sono biglietti da visita che servono per due scopi differenti e complementari, ma un editore serio non scarterà mai una per colpa dell’altra; è nel suo interesse leggerle entrambe, per farsi un’idea della storia e della persona che la sta proponendo.

Prima di raccontarvi la mia esperienza, che conterrà la lettera con cui mi sono proposta al mio attuale editore, vi ricordo che il prossimo post sarà dedicato a una riflessione delicata: conviene pubblicare subito il primo libro oppure aspettare di avere altre opere pronte?

La mia esperienza

Nella mia ingenuità, non avevo mai sentito parlare della lettera di presentazione. Conoscevo la sinossi e immaginavo di dovermi presentare brevemente nel corpo della mail, ma questa dannata lettera è stato un colpo basso.
La prima reazione è stata panico puro: non avevo pubblicato nemmeno mezzo racconto in una mezza antologia, collaboravo con un blog letterario ma non sapevo se menzionarlo per non sembrare spocchiosa e non avevo idea di come presentarmi in maniera adeguata.
Paradossalmente, la parte più facile è stata descrivere in breve il romanzo; sono sempre stata affezionata allo sfondo distopico de I Superstiti di Ridian, perciò mi sono buttata a pesce su quello.
Non ho menzionato titoli e collane perché la mia editrice aveva già letto due recensioni, per fortuna pubblicate in tempi non sospetti, in cui promuovevo a pieni voti due titoli acquistati al Salone di Torino. Da qui è discesa anche la decisione di nominare il sito che le ha ospitate.
Non ho parlato esplicitamente degli altri lavori che ancora adesso ho in “sala d’attesa”, in particolare la saga fantasy, il cui numero di volumi è incerto, perché ero conscia del lavoro che avrei dovuto fare per rimaneggiarli tutti con strumenti che ancora non possedevo.

La mia lettera di presentazione si presentava (scusate il bisticcio di parole) così:

Gentile Editore,

Mi chiamo Marta Duò e le scrivo per proporle il mio romanzo autoconclusivo, I Superstiti di Ridian: si tratta di un fantascientifico distopico, ambientato in un futuro nel quale i terrestri hanno dovuto soccombere ai mutamenti climatici in atto già ai giorni nostri e alla vendetta dei popoli di Ridian, che in due secoli hanno tentato di sterminare pur di impadronirsi del loro pianeta non ancora al collasso.

Sono una studentessa dell’Università di Fisica di Torino e ho vent’anni ma, nonostante la formazione scientifica, mi dedico alla scrittura da quando ne avevo undici: spazio dall’horror al fantasy fino alla fantascienza ma non ho pubblicazioni alle spalle; collaboro con il blog letterario Aratak – Libri, Recensioni e Cultura.

La ringrazio dell’attenzione e spero in un Suo riscontro positivo.

Distinti saluti,

Marta Duò

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