I Superstiti di Ridian

L’atterraggio su Ridian

Il viaggio della speranza, lo chiameremmo oggi. Come milioni di profughi odierni si imbarcano alla ricerca di un futuro migliore, di un luogo che non sia soltanto macerie, così nel XXV secolo l’umanità investe le migliori tecnologie e gli uomini più preparati per cercare la propria sopravvivenza su Ridian. Scienziati, militari e tecnici delle costruzioni si imbarcano sulla più grande nave mai costruita dall’essere umano che, per un decennio, solcherà il vuoto siderale anziché i mari sterili della Terra.

Ancora una volta l’uomo ha distrutto se stesso. Il desiderio di non ripetere mai più lo stesso errore è molto forte, così come quello di ricominciare daccapo.
Gli studi su Ridian proseguono da oltre un secolo, separati da un intero braccio della Galassia, e la missione è preparata ad affrontare qualsiasi imprevisto, anche quello improbabile di una vita intelligente.
All’interno della nave, progettata per essere riassemblata nel primo nucleo della nuova civiltà terrestre, c’è tutto il materiale per costruire la prima grande città e per realizzarne di nuove, sfruttando i giacimenti locali.
In terra lavoreranno le versioni futuristiche delle nostre attuali stampanti 3D, già in grado di erigere una casa in 24 ore, mentre in cielo stazionerà la vera potenza della disperazione umana.

Prima di procedere all’atterraggio, infatti, verranno messi in orbita dei satelliti-laboratorio con il compito di scansionare l’intera superficie del pianeta, individuare le aree di interesse per l’insediamento e ospitare la crescita delle colture per la terraformazione. Sono molto versatili, ma i loro principali utilizzi sono questi.

Giunti in prossimità del centro della Galassia, là dove la grande sagoma di Ridian ruota attorno al proprio sole, l’equipaggio mette finalmente in modo la grande macchina a cui l’essere umano si è dedicato per due secoli interi.
Dopo accurate mappature, Ridian si presenta come un pianeta dall’attività geologica estremamente vivace, con forti sbalzi climatici tra una stagione e l’altra e fenomeni metereologici molto marcati. La vegetazione è ricchissima e fitta, tanto sulla terraferma quanto nelle acque. Un insediamento ideale, date le condizioni, sarebbe nel sottosuolo: al riparo dalla furia degli elementi e abbastanza in profondità da poter sfruttare l’energia del sottosuolo per alimentare la nave, oltre che le città.

Mentre i satelliti orbitano e le colture procedono, la nave viene smontata e trasferita nella camera magmatica di un vulcano spento di recente; viene così costituita la base madre della Terra su Ridian, sostentata dal cuore del pianeta stesso.
Il vulcano è circondato da una pianura, orlata da una catena montuosa: gli scienziati deducono che si tratti del corrugamento conseguente alla caduta di un meteorite, che ha originato un vulcano basso e largo.
La posizione garantisce un ottimio margine di protezione. Le prime squadre vengono inviate nei dintorni, il luogo del primo insediamento viene stabilito. I lavori iniziano, nuovi satelliti depositano le macchine costruttrici di città e ne monitorano l’attività. Per l’anno seguente si progetta addirittura la costruzione di un edificio possente per accogliere il grosso dell’umanità. Nuovi viaggi verso Ridian sono infatti in programma, il successivo avverrà fra trentacinque o quarant’anni, date le condizioni critiche della Terra.

Comincia anche lo sfruttamento del ricco sottosuolo alieno e la costruzione di materiali e parti meccaniche da inviare alla Terra per le successive missioni, assieme ai campioni e ai dati raccolti in loco.
Dalle viscere di Ridian, tuttavia, il lavoro degli umani non passa inosservato. Tecnologie sconosciute ai terrestri sono al lavoro, reparti interi si mobilitano e altri pianificano. Nessuno avrà pace finché l’invasore non sarà espulso.

La guerra più devastante che Ridian conoscerà mai sta per avere luogo.

Annunci

Un pensiero riguardo “L’atterraggio su Ridian”

  1. Pingback: Marta Duò

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...