Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Il titolo e il target, prospettive di una storia

Quale taglio possiamo dare al nostro romanzo? Cosa vogliamo che percepiscano i lettori imbattendosi nella copertina? Queste e altre domande concorrono alla prospettiva che diamo alla nostra storia; quest’ultima infatti è composta da infiniti punti di vista, situazioni che possono essere al contempo cristalline oppure confuse, scene che verranno raccontate oppure taciute. La scelta di sopprimere o evidenziare determinati aspetti dipende soprattutto dal target di lettori a cui vogliamo rivolgerci.

Innanzitutto, il nostro romanzo avrà un target oppure no? Scegliere una fascia di età, un sesso o una categoria di riferimento è sempre utile, ma non sempre è necessario rompersi la testa.
È infatti un aspetto da considerare in casi specifici. Immaginate di aver scritto un romanzo sulla guerra: per farla “vivere” alle nuove generazioni sarà interessante soffermarsi sullo squallore delle trincee, sui compagni impazziti per i bombardamenti e sul disagio della vita militare; gli anziani, invece, con ogni probabilità hanno vissuto tutto questo, dunque non sarà necessario rievocarlo e potrete procedere spediti verso il dispiegarsi della trama.
Soffermandoci sulla letteratura per ragazzi, a cui mi riallaccio tramite questo articolo, non dovete temere tabù; il linguaggio è lo strumento fondamentale, capace di rendere una storia avvincente oppure noiosa, con il potere di rendere accessibili a tutti tematiche che nemmeno gli adulti affrontano volentieri.

Il target si può scegliere (o scegliere di non scegliere) prima o dopo la stesura del romanzo. Quando lo facciamo, però, dobbiamo controllare che sia coerente con i temi e le situazioni su cui abbiamo posto l’accento, altrimenti occorre uniformare il tutto.
Arrivati a questo punto, in cui sappiamo bene dove va a parare la storia e attraverso quali vie maestre si snoda, possiamo buttare giù le idee per il nostro titolo.

Non credo nella regola secondo la quale il titolo è l’ultima cosa che va scelta in un romanzo: non è un delitto averlo in mente prima ancora della trama, anzi, può essere d’aiuto per districarvi tra i vari bivi della stesura.
Deve però rispettare almeno tre regole: è necessario che sia breve, inerente alla storia e coerente con il target.

  • la brevità è fondamentale per una serie di motivi. Innanzitutto, più un titolo è lungo e astruso e più sarà facile che un lettore se lo scordi, sia quando vorrà parlarne con altre persone sia mentre lo cercherà negli store. Non da meno, occuperà mezza copertina stroncando così l’impatto visivo. Il lettore medio è distratto, scorrerà i titoli (in fiera, sugli scaffali, nelle librerie online…) con disattenzione e salterà a piè pari quelli chilometrici; poche parole, magari disposte a formare un titolo inconsueto, fermeranno il suo sguardo proprio su quel libro.
  • beh ma è ovvio che il titolo c’entra con la storia, mica sono scemo. Purtroppo non è così scontato, e basta pensare a molti best seller per accorgersene. Per quanto possano suonare bene certi accostamenti sostantivo-aggettivo, non ricercate l’originalità e lo stupore a tutti i costi. Soprattutto non fate spoiler con il titolo! Pensate al primo libro del Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: ve lo sareste goduti ugualmente se l’avessero intitolato “La Caduta degli Stark”?
  • coerenza a palate. Prendiamo sempre il nostro “La Caduta degli Stark”; quella morte lì (mi limito con gli spoiler, dai) è il culmine di una narrazione che non è finalizzata a quella conseguenza in modo naturale: è un colpo di scena che scatena tutta una serie di eventi, morti e quant’altro; in questo senso è un passo significativo del primo libro, quasi un fulcro, ma non va assolutamente inserito nel titolo per non rovinare tutto il lavoraccio fatto prima. Non so come debba essere leggerlo senza conoscere già quello spoiler, ma immagino sia piuttosto scioccante… quindi, siate coerenti innanzitutto con l’intreccio.
    Passiamo invece alla coerenza con il target: “La Caduta degli Stark” non vi fa pensare a un high fantasy pure un po’ noioso? Sai, di quelle cose con le casate ormai in rovina e… ehi, ma GoT parla proprio di questo! Capite come un titolo possa subito escludere determinate associazioni (parliamo di un low fantasy anziché high, quindi già non illudiamo una fetta di pubblico) pur mantenendo una coerenza di fondo? Possiamo narrare di un regno sull’orlo del disastro senza tirare in ballo formule trite e ritrite, riesumate dal Signore degli Anelli.

Prima di lasciarvi alla mia esperienza sul campo, come al solito, vi ricordo che nella prossima puntata parleremo della temuta, incompresa e oltraggiata Sinossi!
Se invece avete perso le puntate precedenti, trovate il riepilogo aggiornato al fondo di questa pagina.

La mia esperienza

Trovo davvero difficile parlare di target senza esempi specifici, perciò spero di farlo meglio qui.
I Superstiti di Ridian non ha un target specifico. Quando mi è stato richiesto dall’editore sono andata nel panico: non è certamente rivolto ai ragazzini dalle medie in giù, tant’è che non mi sono posta problemi di sorta nell’inserire scene sanguinose e ciniche.
L’età dei personaggi nemmeno è indicativa del target perché, nonostante le due voci narranti abbiano entrambe vent’anni, hanno alle spalle un vissuto ben diverso, che li ha resi dei guerrieri o degli sconfitti. In sostanza ho voluto trattare temi attuali senza limitarmi. Piuttosto ho prestato attenzione ad accontentare un po’ di palati fantascientifici, inserendo tratti distopici, post apocalittici e hard sci-fi.
Circa il titolo, I Superstiti di Ridian si è chiamato No Title fino al giorno prima di finire nelle caselle email dei vari editori. Parlando di superstiti di una guerra in atto sul pianeta Ridian mi sembrava un po’ banalotto, e infatti aspettavo una proposta per un titolo nuovo. Come vedete, è andata bene così.

Un discorso diverso merita invece L’Ultimo Monte, che è un esempio perfetto di quanto vi ho spiegato in questo post. Nato come novella, è diventato un romanzo breve proprio come I Superstiti; la differenza però è che ho avuto chiaro fin da subito il target, e questo mi ha aiutata a gestire le tematiche da affrontare: L’Ultimo Monte è destinato ai ragazzi delle scuole medie/biennio delle superiori, quella fascia di età in cui si è maggiormente sensibili agli episodi di bullismo. La storia verte infatti su questo tema, che voglio trattare senza fronzoli: l’adolescenza è un periodo atroce, spesso di solitudine, e i ragazzi lo sanno. Perché dovrei mentire, quando ci sono passata anch’io?
Incapacità di comunicare con gli adulti, rivalità fra coetanei, malessere fisico (anoressia) e psichico (depressione) non sono passeggiate, nemmeno da raccontare al caldo della propria casa. Porre l’accento su questi aspetti, approfondendo gli scorci sulla vita di Eva, ha portato alla richiesta di cambiare il titolo. L’ultimo monte era infatti il limite più estremo che Eva avrebbe potuto varcare in preda al suo malessere e dunque lasciava più spazio alla componente onirica del racconto; era il titolo che avevo scelto fin dall’inizio, quasi dieci anni fa. Avrete aggiornamenti su quello nuovo quanto prima.

Infine, affrontata questa sfida, arriverà il temuto momento in cui dovrò decidere il target della saga fantasy. Incontrerete la protagonista appena sedicenne e la vedrete crescere nel corso dei romanzi: cambierà il suo modo di parlare e vedere il mondo, dunque anche il suo linguaggio e i dettagli che vi mostrerà attraverso i suoi occhi. Contando che è stato scritto da me stessa sedicenne e prolissa, sarà molto divertente rendere queste trasformazioni.
Anche in questo caso, i titoli dei volumi mi sono stati chiari fin da subito; alcuni sono stati aggiornati, ma l’ossatura è rimasta quella e mi ha aiutata a districarmi nel mare di capitoli che ho schematizzato.

Marta

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