Aiuto ho scritto un libro! Guida pratica

Gestire la prima stesura di un romanzo

Ehi, ho avuto una bellissima idea per una storia! Di solito si inizia così. Subito dopo si comincia a sudare freddo e ci si guarda intorno con aria spaesata, perché un’idea per un terno al lotto mai, eh?
Ormai la frittata è fatta, tocca rimboccarsi le maniche.
Il primo assunto che facciamo riguarda l’originalità e la particolarità della nostra storia (niente di già visto fin dai tempi dei dinosauri, per intenderci), che non deve essere la brutta copia dei cinque libri che abbiamo letto nella nostra vita.

Premesso ciò, la gestione della prima stesura è la parte più “personale” di ogni romanzo, quella su cui l’autore si fa le ossa alla ricerca del metodo migliore per sé. Da questo primo scoglio emergono la bravura e la passione di uno scrittore.
Che siate tipi più schematici o discorsivi, vi sono dei passaggi imprescindibili da seguire per evitare di dover riprendere in mano la vostra prima stesura, conclusa dopo mille fatiche, e doverla riscrivere daccapo (com’è successo a me, ma vi racconterò tutto alla fine di questo post).
A proposito, questo sarà un post molto lungo: vi consiglio di salvarlo e conservarlo per le successive riletture.

Organizzare le idee

La prima cosa che dovete fare per scrivere un romanzo non è scrivere il romanzo. La precedenza assoluta va al background, alle schede dei personaggi e alla timeline.
Che barba, diranno alcuni. Benvenuti nel magico mondo della scrittura, rispondo io.

Il background è la parte più delicata e coincide con la descrizione dettagliata del mondo in cui si muovono i personaggi; possiamo averlo creato noi, come avviene nella narrativa fantastica, e in questo caso dovremo prestare molta attenzione nel definirne la geografia, l’economia, la società e tutti quegli aspetti esterni che influenzano usanze, abitudini e stili di vita. Se invece preferiamo luoghi reali nel presente oppure esistiti nel passato, approfondiremo la vita e i costumi dell’epoca, segneremo i punti geografici e/o architettonici importanti ai fini della trama.
In entrambi i casi, l’obiettivo è delineare una rete di eventi che giustifichi la scelta del setting; avete un mondo devastato da un tiranno temuto da tutti? Benissimo, allora vi servirà sapere com’era questo mondo prima del suo avvento, sotto quali aspetti è cambiato, com’è stata possibile l’ascesa del tiranno e soprattutto dovete avere ben chiari i moventi di questa persona e la sua storyline passata e futura.
Dalla coerenza narrativa del background dipende infatti la solidità, e quindi la godibilità, del romanzo. Voi leggereste mai una storia in cui succedono cose a caso mentre i personaggi fanno altre cose e vedono un po’ di gente? No, perché sarebbe una schifezza in cui niente sta in piedi.
Come creiamo il background?

  • con schemi riassunti.
    Se siete persone discorsive che sentono morire la propria creatività alla parola “schema” (tipo me), preferite la seconda soluzione, ossia il riassunto; viceversa, se siete schematici avrete parecchi problemi a sintetizzare qualcosa che non avete ancora definito. Qualunque sia il vostro punto di partenza, comunque, non potrete permettervi di escludere l’altro.
    In questo primissimo passaggio butterete giù tutte le idee che vi sono venute in mente, assolutamente alla rinfusa. Non capita mai di avere ben chiaro lo svolgimento completo della storia, tantomeno la costruzione di un mondo a parte, perciò non preoccupatevi di far quadrare tutto e di riempire i buchi di trama; anzi, se siete già con la mente alla fine della storia e avete un’illuminazione su come sistemare un pezzo che prima non vi aveva convinto, scrivetelo subito lì dove siete, senza andare a cercare il punto in cui vi eravate inceppati. Ciò che conta adesso è trasferire il flusso di pensieri alla carta.
    Fatto tutto? Ok, non piangete davanti all’immenso caos che avete davanti perché adesso lo sistemerete.
    Se avete scritto un riassunto alla rinfusa, è arrivato il momento di suddividerlo in paragrafi, di ordinarli e numerarli in ordine cronologico; se la storia non vi sembra completa, annotate dei possibili punti in cui potrete apportare delle aggiunte. Ora organizzate uno schema ordinato; che sia un diagramma di flusso, a torta, a grappolo d’uva o un istogramma (perché no), mettete in risalto il giusto ordine degli eventi, l’importanza che avranno nella storia e per quale personaggio, e segnate i passaggi cruciali che ribalteranno gli equilibri della narrazione. Abbiate cura di capire quali azioni saranno determinanti al tempo del racconto e quali, nel passato, hanno condotto alla situazione di apertura.
    Se invece siete partiti da uno schema, vi sarà utile colorare in modo diverso gli eventi in modo da distinguerli come sopra e numerarli, sempre seguendo l’ordine cronologico. In caso di dubbi circa la coerenza e la tenuta del background, tracciate tante freccine per appuntare possibili cambiamenti e aggiunte. Fatto ciò, vi tocca: dovete scrivere un riassunto ordinato ed esaustivo sul vostro brainstorming selvaggio, mettendo bene in evidenza cause ed effetti, protagonisti e antagonisti, momenti di criticità e di respiro nella trama.
    I due passaggi non devono per forza essere effettuati nello stesso giorno, è anzi consigliato far “fermentare” il prodotto della vostra mente ormai esausta. Passato qualche giorno o settimana, in cui avrete evitato come la peste di pensare al vostro futuro romanzo, sarete in grado di sciogliere i primi nodi che vi si sono presentati e di chiarire meglio le dinamiche.
  • con l’ordine. Da disordinata cronica è stata dura ma ho dovuto farlo. Adesso tocca a voi: dopo aver sistemato il vostro schema/riassunto tramite la sua nemesi, dovete riprendere il canovaccio inziale e aggiustare anche quello. Mentre il primo (e.g. il riassunto) vi è servito per chiarire i vari punti e riordinare le idee, magari generandone di nuove, il secondo (e.g. lo schema) dovrà essere consultabile in ogni momento nel corso della stesura vera e propria. Quale che sia la vostra preferenza, scegliete una delle due soluzioni, ordinatela con precisione e stampatela. Vi sarà molto utile anche per superare i blocchi dello scrittore, che generalmente sorgono quando ci si sente impantanati nella stesura.
    Potete servirvi dei comuni fogli di carta oppure, senza scaricare applicazioni particolari, di un paio di fogli Excel o pagine di Word per organizzare il tutto.
  • con le ricerche. Dopo il primo step di anarchia avete il dovere morale di controllare di aver creato un mondo e/o un luogo coerente. Se avete stravolto le leggi della fisica, accertatevi di averle stravolte ovunque in modo credibile e uniforme; se avete scelto un mondo medievale ma non rinunciate alla comodità dei fornelli a gas, studiatevi un modo per creare un’alternativa originale ma verosimile in un contesto simile; se non potete rinunciare almeno con la fantasia quel Paese che tanto amate, aprite Google Maps per controllare di non scrivere castronerie sulla geografia e magari anche Wikipedia per leggere un po’ della situazione politica ed economica. Non vorrei mai che scriveste di bradipi in Antartide.

Dopo aver deciso cosa succederà nella nostra storia e in quale modo lo svolgimento sarà influenzato dalle “condizioni al contorno”, arriva il momento di dedicarvi alle schede dei personaggi. Se vi fa piacere cercate su Google delle immagini che li possano rappresentare, ma non crediate che una scheda si limiti a una carta d’identità con fotografia.
Dovete innanzitutto stabilire il numero di personaggi principali e secondari, scegliere un nome per ciascuno di loro e definire in poche parole il loro ruolo nella storia.
Fatto ciò, partite dal vostro preferito e ripercorretene la vita dalla nascita fino al momento del racconto: se ha subìto traumi particolari o se ha comportamenti caratteristici dovete inserirlo qui, perché sarà determinante al momento di farlo agire nel romanzo. Scrivete chiaramente l’età di ognuno e controllate che ogni informazione aggiuntiva sia coerente con quanto avete deciso nel background.
Per lo stretto parallelismo tra quest’ultimo e le schede dei personaggi, potete decidere di accorparli in un file unico: accanto alle vicende del vostro mondo allora spiccheranno fin dalla nascita i percorsi dei vostri protagonisti, che sfoceranno nella storia che vi accingete a raccontare.
Per le persone più tecnologiche o soggette a idee fulminanti, un’app carina per questo scopo è Character Planner, gratuita e utile per suddividere le informazioni relative alle vostre creazioni di carta.

La timeline infine è indispensabile per non creare buchi temporali e di trama. Potete crearne una bozza dopo questi primi passaggi, da tenere come riferimento nel corso della prima stesura, ma considerate che potrebbe essere necessario modificarla alla fine, quando alcune dinamiche e tempistiche potrebbero essere state cambiate per rendere la storia più funzionale.

Nel file del background vi ho consigliato di inserire sia lo “sfondo” in senso stretto sia un riassunto ordinato della vostra trama per un motivo preciso: ora che è arrivato finalmente il momento di scrivere la vostra storia, bisogna ancora lavorare di schemi e vi sarà utile avere un riassunto ordinato da cui partire.
Il mio consiglio è infatti quello di prendere le basi che avete già creato e abbozzare una suddivisione in macrocapitoli, da cui estrarrete i capitoli veri e propri. Del background considererete la parte relativa alle vicende inerenti alla trama del romanzo vero e proprio e creerete una mappa concettuale: quest’ultima potrà essere organizzata sia in forma di riassunto sia di schema, ma dovrà presentare un approfondimento su ciò che succederà in ogni capitolo.
Se invece il vostro background è relativo solo al passato e alla verosimiglianza del vostro mondo fantastico, potete sfruttare gli stessi suggerimenti per riassumere la trama in modo molto sintetico: focalizzatevi sugli eventi principali, accertandovi che siano coerenti, e da lì cominciate a costruire quelli collaterali che condurranno appunto ai principali. Solo a questo punto approfondirete ulteriormente, pezzo per pezzo, abbozzando la trama di ogni macrocapitolo e quindi di ciascun capitolo.
Questi passaggi vi saranno utili per individuare le possibili strade che condurranno ai “passaggi obbligati” della storia e scegliere la più funzionale, smascherando eventuali incongruenze e riempiendo i buchi rimasti.

Scrivere

Come vedete, la prima stesura non è che la punta dell’iceberg del lavoro che sta dietro una storia.
Scrivere non significa soltanto cercare le parole migliori per esprimere un concetto (cosa che peraltro non si finisce mai d’imparare), significa innanzitutto gestire con metodo le proprie idee. Se ci riuscite, le difficoltà che implica la prima stesura potranno essere risolte con gli stessi metodi, magari dopo qualche settimana di riposo in caso non abbiate davvero idee per sciogliere un determinato nodo.
Ricordate che non avete fretta di terminare il vostro romanzo e che è bene intervallarlo con molte letture, anche di generi che normalmente non masticate, per trovare sempre nuove idee e apprendere nuovi stili per rendere al meglio ogni scena del vostro lavoro.

Un primo, nuovo problema che si presenterà al momento di mettersi realmente al lavoro sula prima stesura sarà la scelta del punto di vista. Mentre né il background né le schede richiedono particolari abilità stilistiche, spero di non dovervi dire che il romanzo le pretende eccome. A cominciare proprio dal POV:

  • la prima persona è più adatta a una narrazione intima, in cui l’autore sente l’esigenza di comunicare direttamente con le corde del lettore. Attenti perché gestirla è molto difficile: cadere nello stile da diario della prima elementare è fin troppo comune; allo stesso modo non è banale distinguere gli eventi davvero importanti da quelli meno rilevanti, con il rischio di attribuire alla voce narrante uno spirito d’osservazione inesistente e lo spessore di un granello di polvere.
  • la terza persona va bene qualora si voglia mantenere una certa distanza tra sé e il lettore, non in modo freddo bensì tale da farlo partecipare con la sua testa e le sue idee alle vicende che gli stiamo proponendo. Non è l’alternativa facile alla prima persona, poiché è davvero un attimo rendere la narrazione noiosa e impersonale. Come la prima richiede una forte immedesimazione nel personaggio e la capacità di discernere di quali eventi i personaggi sono al corrente e quali invece dobbiamo nascondere per creare suspense.
  • il narratore onnisciente. Io lo chiamo “la scelta dei pigri” perché molti aspiranti autori lo adottano illudendosi di poter propinare al lettore tutto e subito, senza preoccuparsi di svelare gli eventi in modo graduale per creare sorpresa e coinvolgimento. Il narratore onniscente è una tecnica datata ma non per questo superata; nominalmente, la narrativa moderna tende a escluderla ma la superficialità di molti autori la maschera da focalizzazione interna.
  • la focalizzazione interna è l’immedesimazione del narratore in uno o più personaggi. Ogni evento è dunque filtrato attraverso gli occhi e l’esperienza delle voci narranti (da qui l’importaza di stabilire il vissuto di ognuna) e non può in alcun modo riguardare i pensieri e le azioni in atto all’esterno della voce stessa.
  • la focalizzazione esterna invece è l’oggettività del narratore, che non si immedesima in nessuno ma segue tutte le vicende. Ciò che la differenzia dalla focalizzazione zero è che la voce narrante non presenta al lettore tutti gli eventi che avvengono contemporaneamente né interviene nel corso del racconto.

L’altra scelta scomoda è il tempo della narrazione, che può abbinarsi a qualsiasi tipo di narratore e focalizzazione:

  • il tempo presente è più adatto a storie moderne, in cui il lettore è direttamente coinvolto come se si trovasse accanto al protagonista. Anche qui, non è la scelta facile: per non rendere piatti gli eventi è necessaria grande cura, soprattutto perché ogni lettore è diverso dall’altro e ciascuno si sentirà coinvolto da aspetti diversi. Abbiate quindi ben chiari i moventi principali della storia.
  • il tempo passato (remoto) è la scelta classica, largamente usata in gran parte della narrativa. Non per questo può essere la migliore, ma ve la consiglio se il vostro scopo non è soltanto coinvolgere ma anche presentare riflessioni piuttosto importanti, oppure conferire una certa aria di epicità e suspense. Si tratta di effetti ottenibili anche con la narrazione al presente, dipende dal vostro gusto personale e dalle letture cui siete abituati.

La mia esperienza

Sbagliando s’impara? Nel mio caso sì. Tutti i consigli che vi ho dato sopra sono frutto dei miei sbagli dettati dall’inesperienza e dall’autodidattica; ora vorrei farvi sorridere un po’ ripercorrendo la mia “redenzione” letteraria.

Come ho scritto nel post di presentazione sul blog, il mio primo approccio alla stesura di un testo complesso e mediamente lungo è avvenuto tra le pagine di un libro delle elementari, “Io amo scrivere”: da qui ho appreso la tecnica di suddividere le idee in schemi molto semplici, come quelli a grappolo d’uva, e in paragrafi da ampliare (un preludio al metodo del fiocco di neve, insomma). Secondo voi ho mai seguito questo schema? Ovviamente no, che domande.

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Manuali di scrittura, ieri e oggi.

Come avrete capito, sono un tipo molto più discorsivo che non schematico; finché si è trattato di scrivere La Stalla degli Orrori, un raccontino di 17 pagine scritte di getto sul Blocco Appunti di Windows XP, non ho avuto particolari problemi. D’accordo, avevo undici anni e quella roba era illeggibile, però non avevo bisogno di grandi schemi per narrare le avventure che sognavo ogni estate con la mia amichetta di quegli anni. Ogni volta che lo riprendevo per ampliarlo, poi, mi limitavo a ripassare gli eventi cardine dei capitoli e aggiungevo dettagli. Ecco perché anche l’ultima versione, risalente a quattro anni fa, continua a peccare d’ingenuità.

Con la saga fantasy Dal Buio alla Luce (titolo provvisorio dell’intera serie) ho cercato di organizzarmi un pochino meglio: ho scritto di getto sette pagine fittissime di trama, in gran parte buttata al vento negli anni. Avevo anche preparato le schede dei personaggi, ma ho buttato pure quelle. Sapete qual era il problema? No, non la mia incapacità di gestire l’intera vita di personaggi immortali… era l’assenza del background. L’ho scritto solo ad aprile 2017 e conta più di 120mila caratteri; vi ho accorpato anche le schede dei personaggi e ora, a causa di questa ingenuità iniziale, devo riscrivere tutto daccapo. 1 milione e 700mila caratteri da cestinare. Ecco perché ho insistito tanto all’inizio: se è vero che il mio stile si è evoluto tantissimo rispetto a sei anni fa, non avrei svariati personaggi da buttare e diversi capitoli rivelatisi poi inutili se avessi saputo prima come organizzare il lavoro.
In compenso però avevo già sviluppato la strategia delle mappe concettuali, indispensabili per affrontare una quantità di eventi così colossale, raggiungendo livelli maniacali di gestione del singolo capitolo.

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Tre step per ogni dannatissimo capitolo. 99 capitoli in tutto. Trust me, sfacchinate prima per non piangere dopo :’)

L’illuminazione è arrivata con I Superstiti di Ridian, quando il mio impareggiabile editor (dell’importanza dell’editing parleremo nella prossima puntata, a proposito) mi chiese di fornirgli tutti i dettagli che nella storia erano spiccicati sullo sfondo e faticavano a emergere. Sapete perché erano spiccicati? Perché non li avevo approfonditi se non nella mia testa e in qualche annotazione qua e là. Stabilire prima la coerenza del vostro mondo, da cui discenderà immediatamente quella dei personaggi, renderà la storia viva e reale, un contenitore di storie anziché una sequenza di parole stampate.

Grazie agli strumenti che ho acquisito in seguito all’editing ho imparato a inserire più dettagli negli spunti di trame che ogni tanto mi vengono in mente, senza limitarmi alla sequela di eventi: appuntare già le prime impressioni sui personaggi e sul background vi risparmia un sacco di lavoro, sia durante la scrittura che in fase di editing.
Ma di questo parleremo la prossima volta.

Marta

13 pensieri su “Gestire la prima stesura di un romanzo”

  1. Dettagliato, utile, diretto e piacevole da leggere. Fino alla fine, tutto d’un fiato.
    Posso solo dire di seguire questi consigli, perché in un modo o nell’altro sono utili, sempre.
    Ammetto però che a me ancora non sono bastati. Ho sviluppato nel tempo un mio modo personale di ordinare trame, background, personaggi e piccoli appunti da tenere sempre sott’occhio durante la stesura. Fatto sta che ancora, ahimè, non riesco a risolvere i miei problemi.
    Continuo a provare, se è destino qualcosa uscirà fuori.
    E poi scusate, ma diciamolo: quando poi riguardi gli schemi e i riassunti ti senti estremamente figo!

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    1. La figaggine degli appunti bene ordinati non la batte nessuno XD
      Forse potrebbe esserti utile anche scrivere in poche parole cosa vorresti che succedesse in un certo punto della storia, delimitare questo pensiero in un cerchio e poi scriverci intorno, alla rinfusa, le idee che ti vengono in mente circa la tua idea. Oppure chiederti se nei libri che hai letto succede qualcosa di analogo e, nel caso, analizzare come viene risolto il problema. Ispirarsi può essere utile per un blocco 🙂

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  2. Consigli utilissimi, penso che questi metodi “alleggeriscano” l’impegno dello scrivere un romanzo e rispettarne la coerenza, permettendoti di creare una base solida su cui poggiare la storia e i vari personaggi, nonché l’ambiente nella quale operano. Grazie, seguirò certamente i tuoi consigli 🙂

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  3. Pingback: Marta Duò
  4. Anche io ho fatto la fine tua, nel senso che avevo fatto schemi su schemi, cartine, mappe, ricerche, personaggi e poi quando ho iniziato a scrivere nulla di quello che avevo appuntato mi suonava più bene. Ho ricominciato anche io 3 volte e ancora mentre scrivo spuntano fuori cambiamenti improvvisi…

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